Dichiarazione fabbricati rurali

Ancora poco tempo per accatastare i fabbricati rurali, rimasti al catasto terreni e privi di rendita.

Questo in breve quanto emerge dal comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate – Territorio del 16 gennaio 2017.

In passato, i fabbricati rurali ( stalle, pollai, magazzini, granai, ecc ) venivano dichiarati solamente al catasto terreni, inserendoli nella mappa catastale e successivamente con il Mod. 26. Tali fabbricati di fatto erano privi di rendita catastale e non comparivano al Catasto Fabbricati. La legge 214/2011 ha previsto l’obbligo, per i proprietari  di fabbricati rurali che risultavano ancora  censiti  al  Catasto  terreni,  di  dichiararli  al  Catasto  fabbricati, entro il 30 novembre 2012. Chi non l’avesse ancora fatto, può provvedere incorrendo in una sanzione minima, pari ad 1/6 della sanzione prevista che varia da € 1.032 e € 8.264. L’importo che si andrà a pagare, attraverso il ravvedimento operoso, sarà quindi da  172 € a 1377 €.

Innanzi tutto è possibile verificare se si è inseriti nell’elenco dei fabbricati ancora da dichiarare, consultabile sul sito della Agenzia delle Entrate al seguente LINK : VERIFIRURALECA FABBRICATI RURALI

Ci sono casi dove non è necessario predisporre l’accatastamento, eccoli :

  • manufatti con superficie coperta inferiore a 8 metri quadrati;
  • serre adibite alla coltivazione e alla protezione delle piante sul suolo naturale;
  • vasche per l’acquacoltura o di accumulo per l’irrigazione dei terreni;
  • manufatti isolati privi di copertura;
  • tettoie, porcili, pollai, casotti, concimaie, pozzi e simili, di altezza utile inferiore a 1,80 metri e di volumetria inferiore a 150 metri cubi;
  • manufatti precari, privi di fondazione, non stabilmente infissi al suolo;
  • fabbricati in corso di costruzione o di definizione;
  • fabbricati che presentano un accentuato livello di degrado (collabenti).

Il titolare delle particelle indicate nell’elenco, dovrà nel più breve tempo possibile, provvedere ad incaricare un tecnico professionista affinchè rediga le pratiche necessarie per regolarizzare i fabbricati.

Le pratiche da predisporre sono il tipo mappale, con l’aggiornamento della mappa, la variazione della particella, che avviene attraverso un rilievo celerimetrico che verifica le dimensioni e la posizione dell’edificio, quindi la predisposizione della pratica PREGO e la trasmissione telematica. Espletato tale atto, verrà predisposta la planimetria catastale e quindi la pratica DOCFA, con l’attribuzione della rendita catastale.

Molto importane è la contestuale richiesta di ruralità e quindi l’annotazione, affinchè l’ufficio tributi del comune, riconosca con l’esenzione IMU e non proceda con gli eventuali accertamenti. Per la richiesta di ruralità sono

E’ importante inoltre, verificare la conformità urbanistica dell’edificio oggetto di accertamento. Spesso accade che nel tempo sono stati realizzate porzioni di edifici, come tettoie, ricoveri trattori in legno, ecc, senza ottenere il necessario titolo abilitativo. E’ doverosa la verifica e quindi una approfondita riflessione su come procedere con la pratica catastale, al fine di non denunciare un edificio che presenta irregolarità urbanistiche.

In caso di inadempienza del titolare, le pratiche verranno espletate dall’Agenzia delle Entrate – Territorio, con tecnici propri ed i costi verranno addebitati al titolare, con le relative sanzioni.

Questa rappresenta di fatto l’ultima opportunità per un proprietario di provvedere a regolarizzare gli edifici.

Lo studio rimane a disposizione per una valutazione ed una verifica delle pratiche da espletare.

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